Bitcoin: cloud mining & sistemi piramidali



Vi sarà forse capitato di vedere in giro banner che promettono mining gratuito di Bitcoin “con software di ultima generazione” e addirittura dal vostro browser.

BitMiner - free and simple next generation Bitcoin mining software

startMiner - free and simple next generation Bitcoin mining software

Nel caso di Bitminer.io, con tanto di animazione sul sito web che mostra un contatore che si aggiorna in tempo reale e una monetina che vola ogni volta che “generate” qualche satoshi.

In realtà, non state generando un bel niente: trovare Bitcoin con una comune GPU (scheda grafica) è già impossibile da anni. Cercarli addirittura con il solo uso della CPU e del browser, senza installare alcunché – nemmeno un piccolo client Javascript come per il vecchio e tuttora funzionante Bitminter – è improponibile. E l’uso di una GPU è escluso, altrimenti la ventola del PC comincerebbe a protestare, non appena avviate le operazioni di mining. ;)

Cosa propongono dunque questo tipo di siti come Startminer o Bitminer.io?

Facendo un giro tra forum, diversi utenti suggeriscono che si tratti di un sistema piramidale: in altre parole, vorrete pagati per il fatto di partecipare al sistema e patto di pagare voi stessi, per di più trascinandovi dietro altri utenti “affiliati” al vostro account. I due siti citati avranno davvero una farm per la ricerca di Bitcoin, o si basa tutto sulla compravendita di account e affiliazioni/commissioni varie?

Di sicuro, non se ne conosce la reale sede fisica: l’indirizzo indicato su entrambi i siti web (Registered office address: 20-22 Wenlock Road, London, England, N1 7GU) è quello di un “virtual office” e ridirezionatore di posta londinese: www.londonpresence.com, che è gestito da Made Simple Group Ltd., che manco a dirlo ha la sede legale al predetto recapito. Il “company number” è lo stesso per entrambi i siti di “mining”: 09951039.

Bonus: allo stesso recapito londinese si poteva trovare la sede britannica della dissolta Commodore Business Machines Ltd., quella dei noti smartphone a marchio Commodore italo-cinesi.

Riusciremo dunque a generare moneta sonante senza far niente, magari grazie alle affiliazioni? Chissà. Ci stiamo rendendo complici di un classico “Ponzi scheme“? Forse. (Oddio, speriamo di no!) ;)

Per il resto – visto che ormai gli ASIC dedicati scarseggiano e anche se ne trovassimo qualcuno in posti come eBay il rapporto costi/ricavi sarebbe proibitivo (il mining di Bitcoin è ormai esigentissimo in termini di hashrate, anche se il valore della criptovaluta ha toccato da poco i suoi massimi, sforando prima i 4.000$ e poi – brevemente – persino i 5.000$) forse è meglio investire qualche soldino in un contratto annuale di cloud mining in posti rispettabili come Hashflare.io.
Che avrà anche lui qualche bannerino sospetto (quelli con un “Super Mario” quasi certamente non autorizzato che genera monete) ma che a parte questo dettaglio “folkloristico” possiede realmente le apparecchiature con le quali partecipare alla “corsa all’oro” dei nostri giorni e opera anche su DASH, ETHASH ed EQUIHASH, con la possibilità di differenziare il proprio portafoglio di criptomonete e di reinvestire i guadagni in ulteriori porzioni di hashrate, e persino di dividere la propria potenza di calcolo su più pool.

HashFlare

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