La fine dell’Universo Marvel?



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The MARVEL UNIVERSE Is Ending” titola il buon vecchio Newsarama: e continua “la Marvel Comics ha appena annunciato ufficialmente la fine dell’Universo Marvel lanciato nel 1961“.

Che dire, da vecchio lettore di fumetti è una notizia pesante, quasi sinistra. Viene scomodato persino Stan Lee, fondatore e nume tutelare, per conoscere il suo parere sulla vicenda. Ma a ben vedere, è qualcosa di tanto inevitabile quanto trascurabile. Una miniserie di otto numeri che “rappresenterà la fine sia dell’Universo Marvel che dell’Universo Ultimate” in pratica farà piazza pulita di un po’ di serie e metterà ordine nel caotico parco testate, di cui periodicamente si riperde il conto e il controllo.

La serie, di cui si parla dallo scorso novembre, si intitola – con estrema fantasia – “Secret Wars”, come un popolare mega-crossover di metà anni ’80.
Inevitabile non solo per l’ennesimo reboot del parco testate supereroistiche, quanto perché ormai in casa Marvel il “pasticcio” era anche più pesante di quello che portò in casa DC all’originale “Crisis on Infinite Earths”. Chi scrive, fino agli anni ’90 almeno aveva pensato che in casa Marvel qualcosa del genere non si sarebbe mai visto, che c’era uno stile diverso, che avrebbe lentamente evoluto i personaggi senza bisogno di pesanti scossoni; ma dopotutto, Marvel ha ormai modificato i propri personaggi già diverse volte, pur senza un evento della portata di “Crisis”.
E quando si accumulano per decenni storie e personaggi eternamente giovani – o periodicamente ringiovaniti – qualcosa del genere diventa appunto inevitabile. Un esempio a caso: l’originale Iron Man che nasceva all’epoca della guerra di Corea, poi situato in Vietnam e quindi in un generico “sud-est asiatico” non meglio specificato, e dove sia stata eventualmente ricollocata più di recente la sua origine non chiedetemelo, sono lieto di ignorarlo.
A tutto questo – moltiplicato per decine e decine di personaggi – aggiungete le versioni “remix” dell’universo Ultimate, e la necessità di mantenere i personaggi sempre freschi e attuali – non foss’altro che per continuare a vendere i biglietti dei relativi adattamenti cinematografici.
“Dopo Secret Wars #1, non ci saranno alcun Universo Marvel, Universo Ultimate o altro. Sarà tutto Battleworld“, dice in tono solenne Tom Brevoort. Viene persino ventilata la resurrezione di personaggi da tempo defunti come Gwen Stacy, la prima storica fidanzata dell’Uomo Ragno: non oso quindi immaginare il terribile fato eventualmente riservato alla zia May.
Tutto questo ovviamente per otto mesi. Poi tranquilli, torna la solita minestra, ma in un remix inedito.
Il tutto fin quando un altro team di autori non vi dirà che il multiverso esiste ancora e che a causa di una pernacchia di Hulk si è creata una serie di realtà parallele in cui esiste l’Universo Ultimate, i Fantastici Quattro sono effettivamente andati nello spazio per cercare di battere i malefici comunisti russi e Iron Man è nato in Corea, o Vietnam, o a Centocelle.
Insomma, magari tra qualche mese mi ricrederò; di sicuro continuerò a leggere fumetti, anche Marvel, ma permettetemi almeno per il momento di collocare idealmente questo tipo di eventi – magari anche ben scritti e disegnati – tra le letture consigliate dal Gran Capo Estiqaatsi.

Immagine: copertina per “Secret Wars” #2, di Alex Ross. Copyright Marvel.