L’agente Austin Powers e i paradossi del copyright



Vietato scherzare, i mostri sacri sono intoccabili. O forse no? Le ultime notizie da Hollywood riguardano timidi tentativi di parodia finiti nelle aule di un tribunale. Stavolta Internet però non c’entra

Il copyright continua a far parlare di sé, ma stavolta non c’entra (solo) la Rete.
New Line Cinema, casa produttrice del terzo film della fortunata serie dedicata allo strampalato agente segreto Austin Powers, si è vista costretta a ritirare il materiale promozionale relativo alla nuova pellicola, dal titolo Goldmember, perché il titolo violerebbe il copyright di “Goldfinger”, in mano alla Metro-Goldwyn-Mayer.
A fine gennaio, Mgm e New Line si sono affidate a un arbitrato per risolvere il problema; nel frattempo si è verificata anche la rimozione di un trailer pubblicato sul sito Internet della Apple e a sua volta ripreso da molte altre pagine, nonché di altro materiale informativo e pubblicitario da siti come Yahoo. Quindi, New Line ha rimosso ogni riferimento al titolo incriminato dalla home page del sito ufficiale. Il film (ora noto solo come “il terzo episodio di Austin Powers”) resta comunque annunciato per la data prevista: 26 luglio 2002.
Non entriamo nel merito degli accordi eventualmente presi tra le due società; una cosa però è certa: comunque si decida di risolvere il problema si sta di nuovo dimenticando che esiste un qualcosa di riconosciuto nella legge sul copyright in America come in moltissimi altri paesi: il diritto alla parodia, che è parte di quel fair use, l’uso corretto in nome del quale in passato un giudice ha consentito ai controversi rapper 2 Live Crew di utilizzare campionamenti della celeberrima “Oh Pretty Woman” di Roy Orbison, o addirittura, solo pochi giorni fa, a un produttore di film d’animazione per adulti (Mmg), resistere in giudizio alle accuse della Lucasfilm di avere prodotto (eresia!) una sorta di versione sexy a cartoni animati della intoccabile saga di Star Wars, venduta via internet in videocassetta e Dvd.
Nel caso specifico, nel mese di novembre 2001 Lucasfilm aveva citato in giudizio Mmg per aver diffuso il film Star Ballz.
Il giudice distrettuale, due mesi dopo, ha respinto le richieste di Lucas: nessuna mozione preliminare potrà ulteriormente pesare sui produttori della pellicola. Ovviamente, il prossimo passo sarà il ricorso da parte di Lucasfilm a una corte federale: Internet e nuove tecnologie stanno abituando sempre più l’industria dello spettacolo a muoversi (nel bene e nel male) tra giudici, tribunali e vari gradi di giudizio.

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