Musica on line: major all’attacco



Guerra ai server pirata, file come specchietti per le allodole e campagne a favore del copyright con testimonial d’eccezione. Riparte la guerra allo scambio di musica gratuita. Ma il fronte non è compatto

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e ripreso da Msnbc), le case discografiche americane, tramite la loro associazione di categoria (Riaa), sarebbero intenzionate a lanciare un attacco in grande stile nei confronti della musica on line.

L’offensiva non sarebbe diretta genericamente agli utenti, ma mirata solamente a coloro che distribuiscono le quantità più cospicue di brani musicali e gli eventuali “super-nodi” in cui si trovano directory centralizzate di file Mp3. Parallelamente, sarà avviata una campagna educativa sostenuta dalle star della musica, che testimonieranno a favore della difesa del copyright. Oltre a questo, si è ripreso a scoraggiare gli utenti di servizi P2p diffondendo file “spazzatura” rinominati col titolo di film o canzoni da hit parade. Una pratica discutibile, che tuttavia negli Stati Uniti ha riscosso un certo consenso presso alcune forze politiche, che hanno proposto norme volte a permettere ai detentori di copyright di adottare queste tecniche senza essere perseguiti.

Da tempo, in effetti, i produttori di software peer to peer cercano di far passare un principio che li potrebbe salvare da grane legali e rischi di fallimento a causa dei troppi debiti nei confronti di autori, editori, artisti e discografici. Questo principio, finora accordato da un tribunale olandese al solo KaZaA, si può riassumere così: «io – software house – rilascio uno strumento (il programma di condivisione file); l’uso che ne può fare l’utente non è affar mio e se qualcuno commette una violazione, ne risponde in prima persona».

In effetti, in tutte le cause sulla distribuzione illegale della musica, per i produttori di P2p si è parlato finora semplicemente di contributory infringment, ossia di concorso in violazione di copyright, per aver fornito i mezzi ai veri autori della violazione, ossia gli utenti. Questo anche nei casi più eclatanti, come quelli che hanno coinvolto Napster o Audiogalaxy. Certo, è difficile perseguire i singoli utenti. Identificarli è possibile, ma ha implicazioni tecniche e giuridiche molto significative. Inoltre, non va dimenticato, molti utenti sono minorenni e l’eventuale provvedimento giudiziario, quindi, dovrebbe riguardare i genitori.

Gruppi come i Metallica e svariate etichette discografiche hanno in passato affrontato il problema inviando messaggi “minatori” agli utenti, riuscendo a far rimuovere gli account di coloro che venivano “colti in flagrante”. Ma questi ultimi, cambiato account, rientravano nel sistema nel giro di qualche ora, riproponendo le stesse liste di brani.

In altri casi, quando non era possibile colpire un server centrale (perché non esisteva o non poteva essere considerato “responsabile”), si aggredivano i provider rei di ospitare i server dedicati allo scambio (come alcuni server Opennap o compatibili con Gnutella) o si “depistavano” gli utenti, diffondendo file “spazzatura” come specchietti per le allodole. È quanto si ripropone oggi.

Nemmeno le major, tuttavia, sembrano essere completamente d’accordo sul ricorso a questa tecnica. Si teme infatti che possa suscitare una reazione negativa nei consumatori. Tra i favorevoli troviamo Vivendi Universal – in questi giorni nell’occhio del ciclone per le rivelazioni di Le Monde sulle irregolarità di bilancio – e Sony; solleva dubbi, invece, Warner Music Group, soprattutto perché teme che nelle maglie della “rete” finiscano per cadere anche utenti di America On Line, parte dello stesso gruppo. L’obiezione è tutt’altro che peregrina: a ventiquattr’ore dall’annuncio, sui forum di Audiogalaxy, già comparivano inviti a boicottare i dischi delle due etichette favorevoli all’azione.

Pubblicato su: http://mytech.it/web/2002/07/08/musica-on-line-major-allattacco/