Peer-to-peer: il dopo Napster



Mentre l’eco delle scioccanti notizie sull’ingloriosa fine del “mito” non si è ancora spenta, diamo uno sguardo a cosa bolle in pentola nel vasto mondo dei possibili eredi al titolo di re del peer-to-peer e della musica digitale in generale

Audiogalaxy e KaZaA legali?

Da qualche tempo il sito di Audiogalaxy ha subito un’interessante modifica: da settimane i download non autorizzati erano bloccati, ma il motore di ricerca on line comunque presentava una serie di risultati: una lunga lista di autori del calibro di Madonna, Michael Jackson, James Brown, Rolling Stones e molti altri, anche se nulla o quasi era scaricabile (unica eccezione: pochi brani gratuiti autorizzati da gruppi e da piccole label indipendenti e ospitati sullo stesso server centrale).
Recandosi ora sullo stesso sito e digitando uno dei nomi noti che abbiamo menzionato, si ottiene un messaggio del tipo: “Michael Jackson è su Rhapsody. Ascoltate Michael Jackson e oltre 7.000 altri artisti con Rhapsody, il nostro servizio di abbonamento on-demand. Provatelo gratis fino al 15 settembre!”.
Ebbene sì: Audiogalaxy sembrerebbe essersi collegato strettamente con Rhapsody, servizio che fornisce brani in streaming realizzato da Listen.com, un tempo noto come index indipendente di siti audio legali.
Ma basterà tutto ciò a placare le ire di artisti e discografici? E chi pagherà per i presunti danni in passato commessi da questo simil-Napster, basato su un server centrale?
Anche il discusso KaZaA andrebbe verso una sorta di legalizzazione: non solo sarebbe in lavorazione un sistema di compensazione per i detentori di copyright, ma ora addirittura si offre un servizio (commerciale!) di promozione per artisti emergenti. In collaborazione con Cornerband.com, vengono infatti messi in vendita pacchetti di promozione per gruppi e cantanti, che tra l’altro includono (rigorosamente a pagamento) la possibilità di distribuire brani su KaZaA incorporando nei file tecnologie di Digital Right Management.
Ma come sempre in questi casi, ogni notizia va presa con le pinze: non dimentichiamoci che anche la nuova gestione di KaZaA (rilevato tempo fa da Sharman Networks) è sotto il mirino dei difensori del copyright.

Filetopia e Neo

Questo sembra essere un buon momento per Filetopia: un software di condivisione file peer-to-peer con funzioni di crittografia a chiave pubblica e la possibilità di usufruire di servizi di messaggistica, e-mail, chat e di un “organizer” per i file condivisi. Filetopia esiste già da tempo, ma recentemente ha suscitato le attenzioni di molti utenti in cerca di un buon sostituto dei sistemi P2P defunti o comunque in difficoltà.
Tra le altre funzioni, la possibilità di comprimere i file condivisi e il “checksum” per individuare due file identici ed evitare quindi doppioni.
Merita una segnalazione anche Neo), client che consente ai sistemi Mac OS X di collegarsi al popolare network di KaZaA. O meglio, si tratta di un client “ombra” che opera una sorta di scan di indirizzi Ip in cerca di server KaZaA, copia in locale le liste di file trovate e quindi sfrutta il contenuto del network senza essere perennemente connesso ai server KaZaA.

Napster: l’illusione del risanamento

Dai primi giorni del mese di giugno a fine agosto i creditori del vecchio Napster hanno continuato a ricevere tonnellate di documenti nella propria casella postale: si trattava della documentazione relativa alla procedura di fallimento secondo il famigerato “Chapter 11” della legge Usa.
In pratica, è stato messo in piedi un complicato meccanismo per consentire agli eventuali creditori di reclamare quanto loro dovuto e ai potenziali acquirenti di quel che resta di Napster Inc. di fare la loro offerta. Questa manovra avrebbe dovuto favorire l’acquisizione di Napster (con un esborso relativamente contenuto) da parte del colosso Bertelsmann.
Napster Inc. o meglio le tre società che compongono il gruppo (già, perché solo leggendo tale documentazione si apprende che in realtà esistevano una capofila, una società incentrata sul business della musica e un’altra che avrebbe dovuto occuparsi di servizi wireless) sarebbero quindi andate all’asta ma per partecipare sarebbe occorso almeno un milione di dollari.
E difficilmente qualcun altro – a parte i tedeschi di Bmg – si sarebbe fatto avanti.
Invece, con una ennesima mossa a sorpresa, un tribunale ha reputato insufficiente l’offerta di Bmg e ha praticamente messo la parola fine alla lunga e complicata vicenda.
Dalla bancarotta secondo il Chapter 11 si passa al Chapter 7: liquidazione vera e propria dell’azienda, che difficilmente rivedrà la luce in altre forme.
C’è da dire che se anche Bmg fosse riuscita a portare avanti la sua offerta, Napster forse non sarebbe tornato ugualmente in attività: infatti il principale sponsor del servizio P2P in Bmg era Thomas Middelhoff, dimessosi qualche tempo fa dalla guida del gruppo. Era stato lui a chiedere alle altre grandi case di accodarsi a Bmg al fine di legalizzare Napster, ma nessuno aveva seguito con troppo entusiasmo il suo appello, e le alleanze (Musicnet e Pressplay) tra major del disco per entrare ufficialmente nel mercato della musica digitale sembrano tuttora segnare il passo. Bmg sembra intenzionata a liberarsi anche di altre attività relative alla rete, quali siti di e-commerce dedicati alla vendita di libri e dischi.
Stavolta la creatura di Shawn Fanning sembra morta definitivamente. Ma sarà davvero così?

Ultime notizie dalla Riaa

La potente lobby dei discografici Usa di tanto in tanto fa sentire la sua voce: negli ultimi tempi ha fatto scalpore la denuncia di alcuni noti Isp sulla base del fatto che tramite tali provider si poteva accedere a www.listen4ever.com, sito pirata con base in Cina, contenente migliaia di Mp3 e chiaramente diretto a un pubblico americano. La denuncia è stata ritirata nel giro di pochissimo e il sito è comunque andato off line altrettanto rapidamente.
Ma le manovre intimidatorie di Riaa nei confronti dei provider continuano. Paradossalmente, come hanno fatto notare alcuni utenti di mailing list di argomento musicale, talvolta le grandi corporazioni si trovano a essere su entrambi i fronti: proprietarie di major discografiche e allo stesso tempo di grandi servizi di accesso alla Rete. Così qualcuno ha lanciato una battuta che illustra perfettamente il paradosso della situazione: se uso Aol per scaricare pezzi Warner da un sito pirata, Aol Time Warner finirà per far causa a se stessa?
Infine, il curioso destino del sito Riaa: proprio mentre in Usa si cerca di far passare il principio che a un detentore di copyright sia consentito penetrare in sistemi informatici per danneggiare o comunque disturbare lo scambio di file non autorizzati (cosa che ha destato non solo scalpore tra gli utenti ma anche l’ira dei provider che in alcuni casi hanno affermato che avrebbero bloccato ogni accesso ai propri sistemi da parte di navigatori provenienti dai sistemi Riaa), qualcuno ha giocato un brutto scherzo alla lobby dei discografici, ripagandola con la sua stessa moneta: il sito Riaa.org ha subito un defacement il 28 agosto scorso a opera di ignoti. Ci è voluto un po’ di tempo per rimetterlo in sesto: in Rete sono tuttora visibili mirror della versione “piratata”.

Si ringrazia Nicola D’Agostino per la collaborazione.

Pubblicato su: http://mytech.it/web/2002/09/17/peer-to-peer-il-dopo-napster/