RIAA & MPAA: il DRM non è (ancora) morto



David Hughes della “technology unit” della RIAA, la potente lobby dei discografici americani, ha rilasciato dichiarazioni abbastanza sconcertanti qualche giorno fa, nel corso della conferenza “Digital Hollywood”.
Come riferisce Greg Sandoval su CNET.com, Hughes ha tra l’altro dichiarato di aver fatto “una lista di 22 modi di vendere musica, e 20 di essi richiedono ancora il DRM”.
In un momento in cui tutte e quattro le major hanno almeno parte del proprio repertorio in vendita senza alcuna protezione e persino in posti come il “marketplace” dello Zune targato Microsoft si vendono mp3 “DRM-free”, questa affermazione suona incredibilmente “stonata”.
Se è ovvio che un livello minimo di controllo deve esserci – Hughes non sembra rendersi conto che una forma di “gestione dei diritti digitali” è anche qualsiasi sistema per acquistare legalmente un file non protetto… – la sua previsione sembra folle: “Penso che ci sarà un movimento in direzione dei servizi in abbonamento, e questo significherà il ritorno del DRM”.

Eliminate DRM, manifestazione di protesta a Boston, 2007 (Karen Rustad/Wikimedia Commons) - Immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0La seconda – e ancor più evidente – dimenticanza è che eMusic opera il servizio di subscription più longevo in assoluto, da sempre privo di DRM. E questo non le ha impedito di essere seconda solo ad Apple per un bel pezzo. Poi si potrebbe obiettare che buttarsi a tutti i costi sulla formula degli abbonamenti ha anche dei rischi che vanno considerati (la RIAA sa che ad aprire una subscription illimitata in America si rischia di fallire in tempi abbastanza rapidi?).
Che dire: questo personaggio dimentica infine anche che una delle quattro “sorelle”, EMI, solo qualche settimana fa stava seriamente pensando di lasciare entità come RIAA ed IFPI; nessuna delle major pare essere particolarmente contenta di gettare grandi somme di denaro in questi calderoni che nella conformazione attuale si stanno rivelando superflui per il mercato (oltre che dannosi per i bilanci e antipatici ai fruitori di musica).
Lo stesso articolo riporta anche una frase di Fritz Attaway della MPAA, il corrispettivo “cinematografico” della RIAA: “Abbiamo bisogno del DRM per mostrare ai nostri clienti i limiti della licenza che hanno sottoscritto con noi”.
Siamo d’accordo: in effetti il pubblico ha bisogno di essere guidato; soprattutto per decifrare affermazioni abbastanza prive di senso come quelle di questo signore… ;)

Immagine: “Eliminate DRM”, manifestazione di protesta a Boston, 2007 (Karen Rustad/Wikimedia Commons); tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:DRM_protest_Boston_DefectiveByDesign.jpg e rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0.

Pubblicato su: http://blog.mytech.it/2008/05/riaa-mpaa-il-drm-non-e-ancora-morto/