Scherza coi fanti, ma lascia stare Barbie



L’ennesima battaglia legale in nome della tutela del copyright riguarda la famosa bambola prodotta da Mattel e una canzone degli Aqua che la mette alla berlina: la parola al giudice

Le battaglie legali in nome della tutela di copyright e marchi registrati si fanno ogni giorno più frequenti e talvolta più assurde: solo qualche mese fa si parlava di quella attorno al titolo di un film dedicato al popolare personaggio di Austin Powers.
È di poche settimane fa la sentenza (ancora una volta negli Stati Uniti) relativa a un altro “strano caso” dell’era del copyright: quello che ha visto l’azienda californiana Mattel sfidare il gruppo danese degli Aqua, reo di aver realizzato la canzone di successo che ha per titolo Barbie Girl.
Per l’esattezza, Mattel se l’era presa non con i musicisti, ma con la casa discografica Mca, sussidiaria di Universal (la principale major del disco), per aver violato il trademark relativo a uno dei giocattoli più famosi e diffusi del mondo: la bambola Barbie che è ormai da alcuni decenni una sorta di intoccabile icona pop nonché specchio del costume dei nostri tempi. Per di più, il testo del brano contiene una serie di allusioni neppure troppo sottili o raffinate.
Per Mattel, la canzone confonde i consumatori e danneggia il marchio “Barbie”. Per i giudici di una corte d’appello federale, si tratta invece di parodia: gli Aqua prendono in giro Barbie e ciò che essa rappresenta e meritano quindi la tutela del Primo Emendamento.
La sentenza è stata emessa a fine luglio e il giudice Alex Kozinski ha tenuto a precisare: «Con Barbie, Mattel ha creato non solo un giocattolo ma un’icona culturale». Ciò la espone quindi a critiche e commenti di vario genere (si pensi a certe reazioni indignate espresse in passato da parte delle organizzazioni femministe).
Mca aveva tra l’altro incluso dell’album degli Aqua una dicitura che affermava che il brano in questione non era approvato dai produttori della bambola.
Tra l’altro la casa discografica aveva citato a sua volta in giudizio Mattel per diffamazione in quanto un rappresentante di quest’ultima aveva poco elegantemente equiparato la casa discografica a un “rapinatore di banche”. A quanto pare, il giudice ha salomonicamente respinto anche quest’altra istanza e ha concluso invitando caldamente a entrambe le parti a… “darsi una calmata”.

Pubblicato su: http://mytech.it/web/2002/09/18/scherza-coi-fanti-ma-lascia-stare-barbie/