LimeWire, dal giudice no alle esose richieste delle major
Sorpresa: nel caso LimeWire il giudice rigetta le astronomiche richieste dei discografici; per le major è ora di cambiare strategia?
Sorpresa: nel caso LimeWire il giudice rigetta le astronomiche richieste dei discografici; per le major è ora di cambiare strategia?
da AudioCoop riceviamo (e volentieri pubblichiamo) il Comunicato Stampa che segue.
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Roma, 25 febbraio 2010
COMUNICATO STAMPA
Il caso Ultrasuoni
LA RADIO CONTINUA A UCCIDERE LA NUOVA MUSICA ITALIANA INDIPENDENTE
AudioCoop: prosegue il boicottaggio della nuova musica italiana da parte del mondo della radiofonia – Necessario un provvedimento urgente del Governo per salvare l’occupazione del settore
I dati del 2010 e del post Sanremo, che ha contribuito notevolmente quest’anno al rilancio della nuova musica italiana popolare di qualita’, continuano comunque ad essere preoccupanti. I principali network radiofonici italiani hanno trasmesso una media di musica italiana che si attesta poco sopra il 30% di media a fronte di un fatturato sui dischi di musica italiana, per lo stesso periodo, che è oltre il 60%, dei qual oltre un terzo provenienti dalla nuova scena musicale indipendente del nostro paese. AudioCoop aveva già lanciato il suo grido di allarme e conferma le sue preoccupazioni che minano fortemente l’attivita’ e l’occupazione di oltre 400 piccole e medie imprese del settore, vista la quasi totale esclusione da questi grandi network privati della musica prodotta dagli artisti indipendenti, la gran parte dei brani diffusi sono infatti delle major e di alcune grandi case discografiche storiche italiane, e la quasi totale assenza di generi e stili che coprono importanti fasce di mercato come l’indie-rock, il rap, il folk dialettale, il nuovo jazz italiano e i giovani cantautori emergenti solo per citare alcuni tra gli stili musicali meno gettonati nelle playlist di tali network.
Oggi poi assistiamo ad un altro fenomeno che merita di essere denunciato pubblicamente: tre tra i maggiori network radiofonici nazionali RDS, RTL e Radio Italia, con una quota di mercato radiofonica consistente in milioni di ascoltatori, hanno costituito un’etichetta discografica denominata Ultrasuoni. Tale etichetta discografica, che produce la band dei Modà, come si e’ evinto nel tempo anche dalle classifiche radiofoniche settimanali di EarOne, fa si’ che i Moda’ possano godere di una pesante promozione sui tre network, ben oltre la media di qualsiasi artista italiano e soprattutto senza pari di fronte ad un qualsiasi artista italiano indipendente. Tale promozione falsa in maniera evidente le classifiche di vendita, laddove altri artisti, senza la forza di questi tre importanti network, non possono nemmeno lontanamente raggiungere un numero di passaggi così’ elevato.
E’ un problema gravissimo , questo di una “distonia” delle radio dai gusti dei consumatori e del pubblico, che continua senza sosta oramai da anni e che sta distruggendo piano piano nel tempo il made in Italy e la territorialità della nostra musica cancellandone peculiarità e diversità e omologando il gusto degli ascoltatori alla globalizzazione musicale.
Infatti in questo modo le radio si rendono complici della morte della filiera della creatività musicale italiana non dandole sbocco sui loro network, un po’ come se nelle sale cinematografiche potessimo scegliere solo tra film americani e inglesi. Si tratta della morte della cultura italiana, ma anche nel tempo della morte delle stesse radio, che perdendo quelle peculiarità nazionali e territoriali potrebbero venire assorbite da grandi network multinazionali. Una filiera, quella musicale, che invece rappresenta una ricchezza del nostro paese che meriterebbe investimenti e incentivi per la sua promozione in Italia e all’estero, vista la grande tradizione di esportatori nel mondo da parte della nostra musica. Così proseguendo invece si uccide l’identità creativa dei musicisti italiani, si perdono tutti quei valori di una cultura popolare che fa della nostra musica ancora oggi uno dei riferimenti piu’ importanti nel mondo, si lasciano ai margini migliaia di band e di artisti, centinaia di produttori e di festival e una filiera della produzione creativa italiana che rischia di scomparire non trovando spazi di visibilità e promozione nei grandi media tv e radio del nostro paese, con particolare riferimento alle giovani produzioni indipendenti.
E’ necessario intervenire subito e con la massima urgenza per uscire da una situazione dannosa per i giovani autori di musica e l’industria discografica italiana, che potrebbe danneggiare tutta la filiera, dando il via finalmente a un decreto urgente da parte del Governo che preveda, come in Francia, l’inserimento nei palinsesti di quote di musica italiana e provenienti dai territori all’interno dei programmi giornalieri di tutte le radio e tv , pubbliche e private, ed è urgente attivare un tavolo di confronto tra produttori discografici e radio e tv presso il Ministero dei Beni Culturali per trovare sistemi di reciproco riconoscimento e sostegno a favore della nostra musica anche attraverso l’introduzione di sgravi e incentivi per chi lavora a questo importante e strategico settore della cultura italiana che deve fare sistema per tenere il passo nel suo paese e tornare a fare conoscere le musiche italiane e regionali nel mondo. Con l’attuale tipo di scelte e di programmazioni dei grandi networrk tv e radio sono nei fatti a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore musicale. Dall’altro e’ necessario anche in questa fase intervenire tempestivamente per un Commissariamento della Siae che individui una task force capace di rinnovare la Siae con la massima attenzione verso i diritti delle decine di migliaia di piccoli autori ed editori che costituiscono l’ossatura del futuro della nostra musica, lavorando verso una “federazione dei diritti” che veda, nell’ottica della ristrutturazione e razionalizzazione della spesa per un maggiore introito a favore degli artisti, insieme Siae, Scf e Nuovo Imaie, che sta avviando un nuovo corso che si apre ai nuovi artisti, e le associazioni di settore Afi, Fimi, Pmi e AudioCoop per il bene del futuro della musica.
Sulla incresciosa situazione della etichetta discografica Ultrasuoni, sulla quale sono nate polemiche giornalistiche proprio in questi giorni e sulla quale incombe da quel che ci risulta da parte di alcune associazioni la segnalazione della distorsione del mercato all’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato, che dovrebbe intervenire entro breve, si segnala tale grave anomalia che riteniamo anche noi introduca ulteriori pesanti distorsioni alla concorrenza nel mercato della musica registrata in Italia.
Preme infine segnalare al contrario la grande poliltica culturale di attenzione in questi ultimi tre anni da parte della radiofonia pubblica verso il prodotto musicale italiano con particolare riferimento alla nuova scena indipendente, quella che fa scouting e scopre i nuovi talenti italiani: da Radio Rai Uno a Isoradio, da Radio Due a Radio Tre per arrivare fino al lancio recente della Web Radio Rai, tutte dedicano anche con programmi specifici ampio spazio a tutte le declinazioni della nuova musica del futuro del nostro paese. Un plauso a Radio Rai, ai suoi dirigenti e ai suoi conduttori e l’auspicio che tali produzioni passino presto anche dalla radio alla tv pubblica portando i milioni di appassionati di musica oggi presenti in Radio Rai nella tv pubblica magari rilanciando, nel deserto dei palinsesti estivi televisivi spesso abbandonati, un bel circuito di musica italiana estiva dalle nostre belle citta’ di mare, di montagna e d’arte abbinando arte, vacanze e musica per un nuovo “disco per l’estate” indipendente.
AudioCoop
Coordinamento tra le Etichette Discografiche Indipendenti in Italia
www.audiocoop.it
Tel. 0546.24647 – Cell. 349.4461825
E se una major del disco abbandonasse il lucrativo negozio di musica digitale targato Apple? I progetti di Sony: scatto d’orgoglio o suicidio commerciale?
Del presunto servizio musicale Qtrax come “bluff” abbiamo detto fin troppe volte. Merita però una segnalazione l’attuale conformazione del sito.
Scomparsi completamente i contenuti, il domain intestato a un indirizzo che non si capisce bene se sia americano o cinese (c’è il nome del CEO Allan Klepfisz e un indirizzo di New York; ma subito dopo la città, al posto di “USA” si legge “Hong Kong”…), quella che sembra l’ennesima bufala sbattuta nero su bianco – anzi rosso su bianco – sullo schermo. Senza neanche sprecarsi più di tanto con l’HTML.
A questo possiamo aggiungere la latitanza di Klepfisz e il mancato aggiornamento del blog Qtrax Music Experience da oltre un anno (l’ultimo post datato 24 dicembre 2009 peraltro menziona problemi di salute non gravi dello stesso CEO).
Qtrax: non ci crede più nessuno, evidentemente neanche la proprietà; sempre che questa non sia una pagina messa su da un cybersquatter asiatico…
Pubblicato su: http://blog.mytech.it/2011/01/qtrax-siamo-morti-ma-torniamo-subito/
Come sarà il 2011 per la musica digitale? Con una virtuale “sfera di cristallo”, proviamo a immaginare qualche scenario…
Clamoroso: 45 milioni di dollari di risarcimenti per gli artisti. I veri pirati della musica in Canada? Non vengono da Internet.Erano le major del disco…(!)
I cd promozionali non restano di proprietà delle case discografiche: le etichette adesive e diciture apposte non hanno alcun valore. Salvo Troy Augusto, venditore eBay, e salvi i diritti di consumatori (e collezionisti in particolare)
Dagli utenti del social network, una nuova sfida (non del tutto riuscita) al programma televisivo britannico di “talenti” musicali: e come l’anno scorso i soldi andranno in beneficenza. Ma anche stavolta qualcuno avrà il suo bel tornaconto…
I quattro minuti e trentatré secondi di silenzio di John Cage contro gli esordienti del reality X-Factor.
Dopo la vittoria dell’anno scorso, ecco una nuova sfida-sberleffo per cercare di impedire che il patrono di X-Factor, Simon Cowell, piazzi un suo protetto in cima alle classifiche britanniche. Questa volta, però, è andata meno bene.
Il richiamo all’iniziativa del 2009 era chiaro sin dal titolo, che combina il gruppo scelto la volta scorsa (Rage Against The Machine) con il nome del celebre compositore in un divertente pastiche.
“Cage Against The Machine è una campagna per far diventare 4’33″, il capolavoro ‘muto’ di John Cage il n.1 di Natale 2010″, recita il comunicato diffuso dai promotori dell’iniziativa. Giocando anche sul titolo di una delle più celebri melodie natalizie (Silent Night) il gruppo Facebook che ha rapidamente messo insieme diverse decine di migliaia di persone, sperava di realizzare davvero una “notte silente” nelle classifiche di Natale, magari costringendo il primo canale radiofonico della BBC a trasmettere il silenzio di Cage.
Tutti i denari raccolti da pubblicità ed eventuali altre iniziative collaterali andranno in beneficenza (lo scorso anno la campagna su Facebook raccolse una somma notevole che fu destinata a scopi benefici), ma lasciateci sollevare un piccolo dubbio.
I detrattori della precedente campagna sostenevano che in fondo un beneficiario c’era stato: la Sony; la major, che aveva mancato il n.1 con X-Factor, l’aveva comunque ottenuto con i Rage Against The Machine, che erano distribuiti dalla stessa scuderia.
All’epoca chiudemmo la segnalazione dell’avvenuto sabotaggio con queste parole: “Facebook e social network come metodo per taroccare le classifiche discografiche dunque? E se i prossimi a farlo fossero i discografici stessi?”
L’operazione di quest’anno viene fatta non su un pezzo qualunque di un’etichetta qualunque, ma su un brano di John Cage pubblicato dalla Wall of Sound nell’ambito di un album di remix realizzato ad hoc (si può remixare il silenzio? Questa è un’altra storia… ;))
Questa etichetta viene menzionata e ringraziata nel sito ufficiale dell’iniziativa (http://www.catm.co.uk/), dove si invita anche ad acquistare tutto il blocco dei remix, anche se per partecipare alla campagna basta la sola traccia di silenzio originale. Anche sul sito della label l’iniziativa è presentata apertamente come collegata al prodotto discografico: praticamente un tutt’uno. Si parla di 5 enti a cui saranno devolute le donazioni (ma non se ne fanno i nomi) e non è chiaro se tutti i proventi delle vendite saranno donati dall’etichetta o solo parte di essi.
L’iniziativa era gustosa e ben pensata, non c’è che dire: sono coinvolti anche nomi di lusso sia tra i gli esecutori della versione silenziosa (Coldcut, Imogen Heap, Pete Doherty, Orbital, Billy Bragg…) che tra i remixer (Adam F). Ma forse sarebbe stato un filo più trasparente realizzarla con una versione preesistente del brano: dopotutto in molti hanno avuto la faccia tosta di coverizzare il silenzio di Cage; per esempio Frank Zappa, nel 1993. (Full disclosure: è stata coverizzata persino dal sottoscritto, due anni fa; una preview in streaming – rigorosamente muta – è tuttora presente su BeastDigital…).
Ma implacabile la classifiica natalizia è stata pubblicata il 19 dicembre: Cage Against The Machine ha raggiunto solo il n.21.
Lo smacco è stato doppio, o forse triplo: al primo posto Matt Cradle, con “When We Collide”. Al terzo “Surfin’Bird” dei Trashmen, brano anch’esso spinto da una campagna a mezzo Facebook (!), come pure lo stesso stratagemma ha portato al n.7 la band scozzese Biffy Clyro, nome scelto unicamente perché interprete originale del brano coverizzato dal vincitore di X-Factor (il cui titolo originale è “Many of horror”)
Comunque sia andata, le campagne Facebook hanno fatto molto rumore, ma la tv nazionalpopolare di più: nove brani sui primi dieci avevano un qualche legame con il programma prodotto da Cowell, che ancora una volta conta le banconote e ridacchia beffardo…
(Articolo realizzato in collaborazione con Nicola D’Agostino e originariamente pubblicato su Mytech, edito da Mondadori)
It’s better to be a flamboyant failure than a benign success.
Malcolm McLaren
To be bad is good… to be good is simply boring
Rose Corre Isaacs, grandmother of Malcolm McLaren
He “invented” punk, scratching, vogueing and chip music, single-handedly. Or so it looked to many. ;)
He wanted to run as Mayor of London and -circa 1983- was indirectly responsible for the birth of seminal UK group Art of Noise.
He used African music, Puccini arias and Strauss waltzes selling them as if they were his own composition. Forgot to pay or at least credit some people in the process, but that was part of the game.
He ripped off countless people, including members of his own creature the Sex Pistols, and was a bastard.
Hearing Malcolm McLaren left us at 64, because of a bad form of cancer, wasn’t fun though.
He was a bastard, I said, but a fine bastard. Even John Lydon who probably didn’t have much simpathy for him in many moments was reported saying he will miss him.
McLaren was a legend: he managed Sex Pistols and is seen as almost the originator of punk.
In that process, he actually stole many elements from Richard Hell, which he had seen in US. Hairstyles, clothing, accessories and more were directly taken from Hell (pun intended) and thrown onto the UK scene. The “Sex” store he ran with (then partner) Vivianne Westwood started popularizing punk stuff. The Pistols exploded in UK and changed music history.
The Beatles were the first to have control of their own material and compositions.
The Pistols showed you didn’t even need the Beatles’ skills to make a fine mess. Liberation.
McLaren promoted the idea of a great “rock’n'roll swindle”. But ironically, the major the Pistols criticized in the legendary song “E.M.I.” later ended up owning Virgin, and thus the master itself of the parody song.
McLaren later started a solo career which had some brilliant peaks: the seminal 1983 album “Duck Rock”; the opera-inspired pastiche album “Fans”, including masterpieces like “Madam Butterfly”; “Waltz Darling”, which juxtaposed Jeff Beck and Bootsy Collins to Strauss waltzes and dances directly stolen from aspects of the US black gay scene. The French-inspired atmospheres of “Paris”, from 1994, featuring living icons like Catherine Deneuve and Françoise Hardy.
He even managed to get a track in one the Kill Bill movies and get into legal troubles in France over an alleged sample in it.
That was an old vice. Not paying Sex Pistols in full (and losing a lawsuit to them). Getting into trouble with Puccini’s heirs about “Fans”.
Personally, about a decade ago, after writing a review of “Duck Rock” for a site, I was contacted by a person claiming to be the offspring of some American musician whose folk music had been incorporated into bits of that album without ever being properly credited.
In the meantime, his output was being stolen by everyone else, himself becoming source of inspiration over at least a couple decades to too many to name all, from Tim Simenon (Bomb The Bass) in “Megablast” to Eminem to apparently unsuspectable people like Mariah Carey.
Then there were the last 7-10 years or so, in which McLaren sounded tired, almost unable to catch trends in advance as he usually did. By the time he spoke enthusiastically about “chip music”, made onto old 8-bit computers, the scene had already been around for years and had already generated live acts and commercial releases. Blasts from the past like the never completed “Fashion Beast” film project with Alan Moore (from the 1980s) resurfaced. Even a 1998 work, “Buffalo Gals – Back to Skool” which among others had none else than hip-hop superstar Rakim in it, was already another echo of past glories: he looked like he was living in the past without realizing.
Some of his most incredible adventures are chonicled in a 1991 book called The Wicked Ways of Malcolm McLaren. An illuminating take on many of the crazy things he was involved with.
He was a fascinating character. An old style band manager. A multi-talented (or talentless?) prankster and artist. A pirate. And a bastard. The Ultimate one.
They don’t make that kind anymore these days: Alan McGee sorta agrees on that.
Gli ultimi giorni di Imeem: da una causa per violazione di copyright, fino alla chiusura e alla svendita a MySpace